Una fiaba crudele, dove lo spirito selvaggio della natura che circonda un isolato insediamento umano fa da scenario a un conflitto ancestrale: Braguino, un docu-film di Clément Cogitore, ha vinto la terza edizione di IsReal – Festival di cinema del reale – Sguardi sul Mediterraneo, che si è svolta a Nuoro dal 2 al 6 maggio.

La pellicola – una produzione franco-finlandese – si è aggiudicata il primo premio di 3500 euro, assegnato dalla Giuria internazionale composta dalla regista Irene Dionisio, dall’antropologo Dimitris Kerkinos e dal critico cinematografico Neil Young, firma del The Hollywood Reporter, con questa motivazione: “Il film più misterioso e ambiguo del Festival, e forse dell’anno, ci porta dentro una landa disabitata dove le relazioni sociali a volte sembrano più reminiscenze di un’umanità primordiale che del 21esimo secolo. Due clan sono divisi da barriere, acqua, dalla paura dell’Altro, dal reciproco sospetto e ostilità. Ci vengono mostrati frastagliati frammenti di un puzzle che ognuno può assemblare secondo la sua interpretazione e volontà. Il film, a volte divertente, a volte intenso, a volte emozionante ed altre spaventoso, è stato realizzato con l’inconfondibile sensibilità e il senso ritmico del vero artista. Affascinante e allettante dal primo momento, fino alla conclusione che mozza il fiato, quest’opera di assoluta originalità ci invita in un esotico, alieno ed incredibile ambiente, allo stesso tempo psicologico e fisico. E’ cinema della realtà, dell’iperrealtà, della surrealtà e dell’irrealtà”.

Secondo posto per Of Fathers and Sons di Talal Derki, il film più sconvolgente di questa edizione, ritratto inedito e unico sul processo di radicalizzazione all’estremismo islamico: “Tra tutti i film in competizione” scrive la Giuria assegnando il premio di duemila euro, “questo indimenticabile esempio di reportage in prima persona prova l’importanza e il potere del cinema documentario. Quest’opera è stata realizzata da un regista che ha sentito in maniera ineluttabile il bisogno di confrontarsi con la realtà e la verità delle forze che hanno danneggiato il proprio Paese – la Siria – e che ancora minacciano di distruggerlo completamente. Abilmente e sottilmente è stato in grado di dissolvere i confini tra la propria vita, la propria visione artistica e la più ampia visione politica e sociale in cui immerge lo spettatore. Ci sono voluti grande coraggio e determinazione per raccontare questi temi in maniera così personale ed empatica. Quest’opera prova difatti una fede genuina nel potere del cinema di essere capace di aprire gli occhi, le menti, i cuori, ovunque nel mondo”.

Menzione speciale. “La giuria è rimasta piacevolmente colpita dalla profondità e complessità della riflessione di quest’opera che in maniera organica e compatta ha saputo trattare un periodo di tempo così lungo in un lavoro apparentemente semplice e breve. Il film esamina la relazione tra gli individui – che hanno le proprie esigenze, le proprie opinioni, i propri diritti inalienabili e le circostanze storiche in cui si collocano, ridefinendosi. La regista, all’inizio di una carriera che si prefigura affascinante, esplora e rielabora in maniera stimolante un montaggio tecnicamente virtuoso con una colonna sonora vibrante ed evocativa. Il film ha un approccio ironico ad un soggetto stratificato e complesso e al contempo è completamente corroborato da un messaggio politico militante e dall’eccitazione per il potenziale rivoluzionario del medium cinematografico. E’ passato mezzo secolo dal Maggio 68, ma il fuoco ancora brucia dentro ogni singolo frammento in questa provocatoria e memorabile opera bonsai”. La giuria della competizione internazionale è orgogliosa di premiare con la menzione speciale Le Case che eravamo, di Arianna Lodeserto.

Terzo posto per Djamilia, di Aminatou Echard, “per l’originalità con cui è stato affrontato un tema di grande rilevanza sociale, per la maestria con cui l’immagine, la parola e il silenzio generano un continuo dialogo tra passato e presente, tra storia individuale e modello culturale, oltre che a rappresentare un cambiamento in divenire”. Il terzo premio è stato assegnato dalla Giuria giovani del Festival, composta da studenti delle università di Cagliari, Sassari, Milano, Torino e Udine: Astrid Ardenti, Fabiana Foschi, Valeria Lecce, Giulia Claudia Massacci, Massimiliano Mastroluca, Davide Orrù, Laura Sotgiu, Valentina Repetto, Aboubacar Dit Ouka Traore. Menzione speciale dei giovani, “per il dinamismo di una struttura che stimola continuamente l’attenzione, per l’ironia del meta-cinema di cui il film è permeato, e per l’uso creativo di immagini d’archivio capaci di generare un nuovo corso alla seconda parte dell’opera”, a Playing Men, di Matjaz Ivanisin.

Entusiasta il presidente dell’Isre, ente promotore dell’evento insieme alla Fondazione di Sardegna e Sardegna Film Commission, Giuseppe Matteo Pirisi: “Il Festival è stato un successo e ci proponiamo di lavorare da subito alla prossima edizione. Il riscontro più importante lo abbiamo avuto dal pubblico, accorso numeroso, e dalla qualità dei film proiettati. Ci auguriamo di svolgere un’azione di tipo pedagogico per le scuole, e per questo realizzeremo delle tappe intermedie affinché si crei un fil-rouge tra questa edizione e la prossima”.

Soddisfatto Alessandro Stellino, direttore artistico del Festival: “Sono felicissimo di aver portato a compimento una terza edizione del Festival a così breve distanza dalla seconda, la sfida di riproporre un programma che fosse all’altezza di quello precedente, sia per la partecipazione di pubblico che per l’entusiasmo con cui tutti hanno partecipato, è stata vinta. Il risultato è stato un Festival di alto livello,  dove il programma ricchissimo – comporto da anteprime nazionali e addirittura mondiali – è stato integrato con momenti di incontro e scambio di progetti e idee rivolti al futuro”.

La terza giornata di IsReal, Festival di cinema del reale – Sguardi sul Mediterraneo – si è aperta alle ore 11 con la proiezione di Sponde, un film fuori concorso di Irene Dionisio.
Nel pomeriggio, spazio a Terra Franca, una pellicola di Leonor Teles che documenta – sulle rive del fiume Tago, a Villa Franca de Xira vicino a Lisbona – la fine di un ciclo di vita e il cambiamento delle stagioni.

Poi, sempre in concorso, un film molto apprezzato da pubblico e giuria: Le case che eravamo, di Arianna Lodeserto, un documentario sul senso del costruire, e dell’edificare, e dell’abitare. A seguire, CittaGiardino, di Marco Piccarreda, che racconta la vita del centro di assistenza per gli immigrati di un paese dell’entroterra sicialiano ubicato in un edificio fatiscente, schiacciato tra le montagne e le fabbriche, ospitato solo da sei ragazzi tra i 14 e i 18 anni.

Alle 21, un capolavoro firmato Lucien Castaing-Taylor e Véréna Paravel: Leviathan. Girata su un peschereccio al largo della costa di Boston, un’opera che si avventura ai limiti del filmabile: la coppia di antropologi-registi descrive il meccanismo stritolante e disumanizzante dell’economia di sfruttamento, partendo dalle teorie di Hobbes e servendosi di una dozzina di telecamere Go-Pro attaccate alle reti o gettate in mare.

 

La seconda giornata della terza edizione di IsReal – Festival di cinema del reale – Sguardi sul Mediterraneo, è stata ricca di incontri, film ed eventi.

La mattinata è iniziata alle ore 11, con la proiezione di Sweetgrass, di Lucien Casting-Taylor. Alle 16, spazio a Foreign Parts, di Verena Paravel e J.P. Sniadecki. A seguire, Djamilia, di Aminatou Echard.

Alle 19, spazio alla presentazione del volume di Antioco Floris: Banditi a Orgosolo, il film di Vittorio de Seta. Alla presenza del critico Goffredo Fofi e del regista Salvatore Mereu, Floris ha raccontato la nascita del libro e il modo in cui la stampa mondiale accolse il film, all’uscita nelle sale nel 1961.

“Il film va inserito nella nouvelle vogue:  rifonda il neorealismo” spiega l’autore, sottolineando come l’opera non sia da considerarsi un vero e proprio  docufilm ma “vada letta nella prospettiva della tragedia greca”. “Il banditismo fu un fenomeno di tutto il dopoguerra, il segno di un disagio che apriva a forme di rivolta o rivoluzionarie fenomeni sociali complessi” spiega Goffredo Fofi, “un discorso che parte da Carlo Levi, nel 1945, con Cristo si è fermato a Eboli e porta alla scoperta del Sud e alla sua presa di coscienza”. Salvatore Mereu si domanda invece “cosa sia stato De Seta per i sardi”: lo specchio che riflette una cartolina nuova, è la risposta, “l’uomo che per primo ci ha descritto molto diversi da quegli indiani d’America di Balzac”.   

Alle 21, infine, il film di chiusura della serata: Of Fathers and Sons, di Talal Derki. Un’opera che ha stupito il pubblico per l’incredibile vicenda che narra: la storia di alcuni bambini siriani instradati nella più radicale forma di estremismo islamico.

“Abbiamo bisogno di profeti, di artisti che riescano a prevedere il futuro. Bob Dylan è un profeta.

Di che arte ha bisogno il nostro tempo? Di quale tipo di cinema? Io – seppure legga la realtà con uno sguardo amaro e con un pessimismo sempre più accentuato – so da cosa si deve ripartire. Da registi che mi raccontino chi bisogna odiare. Che mi dicano che il populismo è una truffa.

Che la politica non c’è più, perché c’è solo un partito, un modello unico, una sola idea di società: e stanno tutti a destra. Deve venir fuori un altro discorso: il compito dell’arte è questo. Strappare pezzi di territorio al nemico”.

Intervenuto alla tavola rotonda sul Futuro del cinema, organizzata da IsReal – Festival di cinema del reale – Sguardi sul Mediterraneo – in corso a Nuoro dal 2 al 6 maggio, Goffredo Fofi, giornalista e critico cinematografico tra i più importanti in Italia spiega la sua idea di cinema, di società e di mondo. 

“Oggi esistono tre tipi di cinema” continua Fofi: “Il realismo poetico; il realismo assoluto, che definirei rosselliniano – che prevede il pedinamento del personaggio; e il cinema di genere, ben rappresentato dai fratelli D’Innocenzo. Resiste, altrove, un certo cinema visionario come quello di Giovanni Columbu. Poco. Oggi fare un film è facile, ma bisogna avere qualcosa di importante da dire. Non tutti possono farlo. Se non c’è l’arte, almeno che si veda la realtà”.

Esordio sotto la pioggia. La prima giornata della terza edizione di IsReal, Festival di Cinema del Reale “Sguardi sul Mediterraneo” – dal 2 al 6 maggio all’Auditorium G. Lilliu  di Nuoro – si apre in una giornata di primavera che sa d’inverno. Nella sala gremita arrivano i saluti di prammatica del presidente dell’ISRE, Giuseppe Matteo Pirisi, che sottolinea  come “le numerose novità di questa edizione nascano per consolidare di una manifestazione che sta rapidamente conquistando una posizione di sempre maggior rilievo all’interno del panorama nazionale e internazionale”. Il direttore artistico della manifestazione Alessandro Stellino sottolinea invece come “con la terza edizione di IsReal – Festival di Cinema del Reale “Sguardi sul Mediterraneo” si raggiunge un piccolo ma importante traguardo. La presenza a Nuoro durante i giorni della manifestazione di due tra i più importanti cineasti contemporanei, Lucien Castaing-Taylor e Véréna Paravel, che porta a compimento un percorso volto a consegnare l’importante eredità del SIEFF verso nuovi traguardi”.

Poi spazio alla cinepresa. Sul palco sale il regista Giovanni Columbu, che presenta la nuova sigla del Festival, da lui realizzata: “Nasce dalla rievocazione della figura mitica del toro, presnete anche nella simbologia nuragica” spiega Columbu “rivista attraverso alcuni dipinti animati in una danza di linee e simboli”. Poi spazio al film d’apertura, che rappresenta bene lo spirito del festival: giovane, internazionale e aperto a nuovi linguaggi. Ceres di Janet van den Brand, regista olandese classe 1989, è un documentario poetico che segue le giornate quotidiane di un gruppo di bambini, figli di agricoltori nella campagna del sud-ovest dei Paesi Bassi. Al centro dell’opera c’è il percorso di ciascuno per trovare un giusto rapporto con la natura e gli animali (tra cui alcuni maialini) – che i piccoli si trovano ad accudire – in un precario equilibrio tra affetto e distacco, tra desiderio di seguire le strade dei padri e voglia di intraprendere un’altra vita possibile, tra momenti d’introspezione e afflati epifanici d’immersione nella natura. Un’opera di straordinario impatto visivo, presentata alla Berlinale e in anteprima italiana a Nuoro, che tocca un tema vicino alla quotidianità sarda e alla sua tradizione.

A fine serata il dibattito con l’autrice, poi a notte inoltrata i saluti.
Il Festival continua.

Dal 2 al 6 maggio, all’Auditorium del Museo del Costume di Nuoro, avrà luogo la terza edizione di IsReal – Festival di Cinema del Reale “Sguardi sul Mediterraneo”. Organizzato dall’ISRE con la collaborazione di Fondazione di Sardegna e Fondazione Sardegna Film Commission, per la direzione artistica di Alessandro Stellino, il Festival si presenta ricco di eventi e di novità. Nove le opere selezionate nella Competizione internazionale: una prima mondiale e cinque prime nazionali. Cinque di questi film sono firmati da donne, a cominciare da quello che apre la manifestazione Ceres di Janet van den Brand, classe 1989. In concorso anche l’opera prima di una straordinaria esordiente: Terra Franca di Leonor Teles, portoghese del 1992 già vincitrice di un Orso d’Oro per il cortometraggio alla Berlinale dell’anno scorso. E, sempre tra i film in concorso, il durissimo Of Fathers and Sons di Talal Derki, sguardo ravvicinato al terrorismo islamico raccontato attraverso la dedizione radicale di un padre che alleva i propri figli al conflitto fin da bambini.

Tra le novità di quest’anno c’è un progetto rivolto ai giovani: un workshop di antropologia visuale, che avrà luogo nei giorni del festival e permetterà a 35 studenti provenienti da tutta Italia di approfondire le pratiche radicali di due registi d’eccezione, che con la propria opera sfidano senza tregua i limiti del rappresentabile: Lucien Castaing-Taylor e Véréna Paravel. La loro presenza a Nuoro non solo testimonia la rilevanza che IsReal sta acquistando a livello nazionale e internazionale, ma porta a compimento un percorso volto a consegnare l’importante eredità del SIEFF verso nuovi traguardi. I due autori presentano a IsReal i propri lavori, realizzati nell’alveo del SEL (Sensory Ethnography Lab) di Harvard, ideale anello di congiunzione tra l’indagine in ambito etnografico svolta nei vent’anni del precedente festival e la perlustrazione delle forme di rappresentazione del reale propria del nuovo.

Il Festival si trasforma anche in laboratorio creativo con Let’s Make ISreal, aprendo le proprie porte agli studenti delle scuole di cinema documentario su territorio nazionale, dando vita a una due giorni di incontri per addetti ai lavori, intesi come punto di partenza per una condivisione progettuale capace di mettere in relazione IsReal con altri festival dalla natura affine e richiamare su territorio sardo operatori di primo piano sul fronte della produzione documentaria. L’intento è quello di rendere Nuoro crocevia, oltre che di sguardi, anche di idee, pratiche e proposte.

Le dichiarazioni.

“È con grande soddisfazione che l’I.S.R.E. si accinge a presentare una terza edizione del Festival ancora più densa e ricca di quella che l’ha preceduta solo sette mesi fa. Il riposizionamento di IsReal – Festival di Cinema del Reale in primavera, sua sede originaria, ci permette di collocarlo correttamente all’interno del calendario di eventi isolani, in maniera tale da dargli tutto il risalto necessario” dichiara il presidente dell’ISRE Giuseppe Matteo Pirisi. “Molte sono le novità di questa edizione, a porre le basi per il consolidamento di una manifestazione che sta rapidamente conquistando una posizione di sempre maggior rilievo all’interno del panorama nazionale e internazionale. La quantità di opere sottoposte al giudizio dei componenti del comitato di selezione è in crescita esponenziale, segno che, tra coloro che praticano l’arte documentaria, IsReal si sta affermando come palcoscenico ideale e di riferimento. Centinaia di film che testimoniano di una produzione capace di trovare nella ventina di selezionati, tra Concorso e Fuori Concorso, un’efficace sintesi di tendenze e tensioni proprie dell’epoca contemporanea, colta nelle sue incessanti trasformazioni. Durante i cinque giorni del festival, Nuoro e la Sardegna tutta si faranno centro gravitazionale per immaginari, storie e voci diverse, crocevia di sguardi sul Mediterraneo (e non solo) che da questa posizione privilegiata si irradiano altrove. Per raccontare, attraverso il cinema, il mondo complesso e sfaccettato in cui viviamo. In un’epoca di virtualizzazione delle conoscenze e delle relazioni, in cui il proliferare di immagini rischia di produrre un effetto di anestetizzazione e di saturazione anziché di arricchimento, il cinema del reale si fa tramite comunitario, aggregatore di immaginari, rinsalda la nostra relazione con l’altro e getta oltre la barriera edificata dalla paura del diverso uno sguardo capace di smascherare le apparenze e portare a nuova consapevolezza. Un intento ben espresso dall’immagine che abbiamo scelto a rappresentare quest’edizione del festival: lo stormo di gabbiani che, volando a filo d’acqua, ne sfiora la superficie con la speranza di catturare ciò che vi sta sotto”.

“Abbiamo lavorato assiduamente a questa terza edizione” dichiara il direttore artistico di IsReal Alessandro Stellino “nonostante un’edizione di grande successo tenutasi appena sette mesi fa. Abbiamo visionato diverse centinaia di film e il risultato presenta nella Competizione Internazionale una varietà di forme e voci in grado di restituire l’estrema plasmabilità di una forma che nel confronto costante con la mutevolezza del reale si fa arte viva del tempo presente. Mi preme sottolineare come cinque tra le nove opere del Concorso sono firmate da donne, in alcuni casi giovanissime, a cominciare da quella che apre la manifestazione. Non credo si tratti di un caso: in un momento storico in cui la questione femminile è (ri)emersa in tutta la sua rabbiosa problematicità sul fronte cinematografico, è importante sottolineare una volta di più la necessità che il racconto della nostra epoca passi da una polifonia di voci all’insegna dell’inclusione, perché l’univocità della sua rappresentazione non la trasformi in una prigione priva di finestre”.

“Accompagniamo questa terza edizione di IsReal con una punta d’orgoglio spiega – Nevina Satta, direttrice della Fondazione Sardegna Film Commission – “consapevoli della qualità delle opere in catalogo, davvero straordinaria, e del fatto che la manifestazione porterà avanti una nuova idea di cinema del reale. Sarà un’esperienza di condivisione metodologica, un innalzamento dell’asticella della qualità dove il bello pervaderà la quotidianità, e proverà a diffondersi nel presente”.

FILM IN PROGRAMMA

CONCORSO

BEL-79 di Olga Prusak
Bielorussia 2018
DCP, b/n e colore, 38 min.
v. o. bielorusso
sott. in italiano

anteprima mondiale

BRAGUINO di Clément Cogitore
Francia, Finlandia 2017
DCP, colore, 50 min.
v.o. russo sott. in italiano

CERES di Janet van den Brand
Belgio, Olanda 2017
DCP, colore, 73 min.

anteprima nazionale

CITTÀGIARDINO di Marco Piccarreda
Italia 2018
DCP, colore, 54’ min.
v.o. arabo, francese, inglese, italiano
sott. in italiano

anteprima nazionale

DJIAMILIA di Aminatou Echard
Francia 2018
DCP, colore, 84 min.
v.o. kirghisi, uzbeko, inglese, francese, russo
sott. in italiano

anteprima nazionale

 

OF FATHERS AND SONS di Talal Derki
Germania, Siria, Libano, Qatar 2017
DCP, colore, 98 min.
v.o. arabo sott. in italiano
LE CASE CHE ERAVAMO di Arianna Lodeserto
Italia 2018
DCP, b/n e colore, 18 min.
v.o. Italiano

anteprima nazionale
PLAYING MEN di Matjaž Ivanišin
Slovenia, Croazia 2017
DCP, colore, 60 min.
v.o. Italiano, croato, sloveno, tedesco
sott. in italiano
TERRA FRANCA di Leonor Teles
Portogallo 2018
DCP, colore, 82 min.
v.o. portoghese sott. in italiano

anteprima nazionale

 

FILM FUORI CONCORSO

ALLEGRO LARGO TRISTE di Aurélien Froment
Francia, Gran Bretagna 2017
35mm, colore, 37 min.
Senza dialoghi/No dialogues

anteprima nazionale

 

L’UOMO CON LA LANTERNA di Francesca Lixi
Italia 2017
DCP, colore, 70 min.
v.o. italiano
MARQUIS DE WAVRIN, DU MANOIR À LA JUNGLE di Grace Winter, Luc Plantier
Belgio 2017
DCP, b/n e colore, 85 min.
v.o. francese sott. in italiano

anteprima nazionale

 

L’ARTE DEL REALE: il cinema di Lucien Castaing-Taylor e Véréna Paravel

 

SWEETGRASS di Lucien Castaing-Taylor

USA 2009

DCP, colore, 101 min.

v.o. inglese sott. in italiano

 

FOREIGN PARTS di Véréna Paravel, J.P. Sniadecki

USA 2010

DCP, colore, 81 min.

v.o. inglese sott. in italiano

 

LEVIATHAN di Lucien Castaing-Taylor, Véréna Paravel

USA 2012

DCP, colore, 89 min.

senza dialoghi / no dialogues

 

SOMNILOQUIES di Lucien Castaing-Taylor, Véréna Paravel

Francia, Gran Bretagna, USA 2017

DCP, colore, 73 min.

v.o. inglese sott. in italiano

 

CANIBA

USA 2017

DCP, colore, 96 min.

v.o. giapponese sott. in italiano

 

IsReal 2018, a Nuoro dal 2 al 6 maggio, si presenta ricco di eventi e di novità. Nove le opere selezionate nella Competizione internazionale: due prime mondiali e sette prime nazionali. Cinque di questi film sono firmati da donne, a cominciare da quello che apre la manifestazione, Ceres, di Janet van den Brand, classe 1989. In concorso anche l’opera prima di una straordinaria esordiente: Terra Franca di Leonor Teles, portoghese del 1992 già vincitrice di un Orso d’Oro per il cortometraggio alla Berlinale dell’anno scorso. E, sempre tra i film in concorso, il durissimo Of Fathers and Sons di Talal Derki, sguardo ravvicinato al terrorismo islamico raccontato attraverso la dedizione radicale di un padre che alleva i propri figli al conflitto fin da bambini.

Tra le novità di quest’anno c’è un progetto rivolto ai giovani: un workshop di antropologia visuale, che avrà luogo nei giorni del festival e permetterà a 35 studenti provenienti da tutta Italia di approfondire le pratiche radicali di due registi d’eccezione, che con la propria opera sfidano senza tregua i limiti del rappresentabile: Lucien Castaing-Taylor e Véréna Paravel. La loro presenza a Nuoro non solo testimonia la rilevanza che IsReal sta acquistando a livello nazionale e internazionale, ma porta a compimento un percorso volto a consegnare l’importante eredità del SIEFF verso nuovi traguardi. I due autori presentano a IsReal i propri lavori, realizzati nell’alveo del SEL (Sensory Ethnography Lab) di Harvard, ideale anello di congiunzione tra l’indagine in ambito etnografico svolta nei vent’anni del precedente festival e la perlustrazione delle forme di rappresentazione del reale propria del nuovo.

Il Festival si trasforma anche in laboratorio creativo, aprendo le proprie porte agli studenti delle scuole di cinema documentario su territorio nazionale, dando vita a una due giorni di incontri per addetti ai lavori, intesi come punto di partenza per una condivisione progettuale capace di mettere in relazione IsReal con altri festival dalla natura affine e richiamare su territorio sardo operatori di primo piano sul fronte della produzione documentaria. L’intento è quello di rendere Nuoro crocevia, oltre che di sguardi, anche di idee, pratiche e proposte.

Le dichiarazioni

“È con grande soddisfazione che l’I.S.R.E. si accinge a presentare una terza edizione del Festival ancora più densa e ricca di quella che l’ha preceduta solo sette mesi fa. Il riposizionamento di IsReal – Festival di Cinema del Reale “Sguardi sul Mediterraneo” in primavera, sua sede originaria, ci permette di collocarlo correttamente all’interno del calendario di eventi isolani, in maniera tale da dargli tutto il risalto necessario” dichiara il presidente dell’ISRE Giuseppe Matteo Pirisi. “Molte sono le novità di questa edizione, a porre le basi per il consolidamento di una manifestazione che sta rapidamente conquistando una posizione di sempre maggior rilievo all’interno del panorama nazionale e internazionale. La quantità di opere sottoposte al giudizio dei componenti del comitato di selezione è in crescita esponenziale, segno che, tra coloro che praticano l’arte documentaria, IsReal si sta affermando come palcoscenico ideale e di riferimento. Centinaia di film che testimoniano di una produzione capace di trovare nella ventina di selezionati, tra Concorso e Fuori Concorso, un’efficace sintesi di tendenze e tensioni proprie dell’epoca contemporanea, colta nelle sue incessanti trasformazioni. Durante i cinque giorni del festival, Nuoro e la Sardegna tutta si faranno centro gravitazionale per immaginari, storie e voci diverse, crocevia di sguardi sul Mediterraneo (e non solo) che da questa posizione privilegiata si irradiano altrove. Per raccontare, attraverso il cinema, il mondo complesso e sfaccettato in cui viviamo. In un’epoca di virtualizzazione delle conoscenze e delle relazioni, in cui il proliferare di immagini rischia di produrre un effetto di anestetizzazione e di saturazione anziché di arricchimento, il cinema del reale si fa tramite comunitario, aggregatore di immaginari, rinsalda la nostra relazione con l’altro e getta oltre la barriera edificata dalla paura del diverso uno sguardo capace di smascherare le apparenze e portare a nuova consapevolezza. Un intento ben espresso dall’immagine che abbiamo scelto a rappresentare quest’edizione del festival: lo stormo di gabbiani che, volando a filo d’acqua, ne sfiora la superficie con la speranza di catturare ciò che vi sta sotto”.

“Abbiamo lavorato assiduamente a questa terza edizione” dichiara il direttore artistico di IsReal Alessandro Stellino “nonostante un’edizione di grande successo tenutasi appena sette mesi fa. Abbiamo visionato diverse centinaia di film e il risultato presenta nella Competizione Internazionale una varietà di forme e voci in grado di restituire l’estrema plasmabilità di una forma che nel confronto costante con la mutevolezza del reale si fa arte viva del tempo presente. Mi preme sottolineare come cinque tra le nove opere del Concorso sono firmate da donne, in alcuni casi giovanissime, a cominciare da quella che apre la manifestazione. Non credo si tratti di un caso: in un momento storico in cui la questione femminile è (ri)emersa in tutta la sua rabbiosa problematicità sul fronte cinematografico, è importante sottolineare una volta di più la necessità che il racconto della nostra epoca passi da una polifonia di voci all’insegna dell’inclusione, perché l’univocità della sua rappresentazione non la trasformi in una prigione priva di finestre”.

“Accompagniamo questa terza edizione di IsReal con una punta d’orgoglio spiega – Nevina Satta, direttrice della Fondazione Sardegna Film Commission – “consapevoli della qualità delle opere in catalogo, davvero straordinaria, e del fatto che la manifestazione porterà avanti una nuova idea di cinema del reale. Sarà un’esperienza di condivisione metodologica, un innalzamento dell’asticella della qualità dove il bello pervaderà la quotidianità, e proverà a diffondersi nel presente”

IsReal 2018 – Festival di Cinema del Reale “Sguardi sul Mediterraneo” – si preannuncia ricco di sorprese e di novità. In attesa di sollevare il sipario sulla terza edizione, venerdì 20 aprile alle ore 19 nella sede della Cineteca sarda a Cagliari, in viale Trieste 118, va in scena un antipasto del Festival. Il direttore artistico della manifestazione Alessandro Stellino, insieme a Felice Tiragallo, professore di Antropologia Culturale nel Dipartimento di Storia, Beni culturali e Territorio dell’Università di Cagliari e membro del Comitato scientifico dell’ISRE, presenteranno il workshop con Lucien Castaing-Taylor e Véréna Paravel aperto agli studenti dei corsi di antropologia visuale su territorio nazionale.

Si tratta di un’opportunità unica per incontrare due autori che hanno ridefinito le frontiere del documentario, spaziando dall’osservazione immersiva alle pratiche installative. Leviathan (2013), il documentario girato sui pescherecci al largo di Boston che li ha imposti a livello mondiale, è un viaggio sconvolgente per intensità e potenza visiva, realizzato con videocamere leggere Go-Pro che hanno permesso un approccio innovativo e radicale alla materia filmata. Il loro ultimo film, Caniba (2017), è lo scioccante ritratto di Issei Sagawa, accusato di cannibalismo nel 1981. A Nuoro, nei giorni del Festival verrà presentata l’opera integrale dei due registi. Il workshop consisterà nella visione dei loro film unita all’incontro con i due autori, che nell’arco di alcune mattinate esporranno le metodologie di ricerca e di lavoro in uso al S.E.L. (Sensory Ethnography Lab) di Harvard, entro cui hanno sviluppato le proprie opere.

Al termine della presentazione, cui prenderanno parte anche Nevina Satta, direttrice della Fondazione Sardegna Film Commission, e Antonello Zanda, direttore del Csc della Società umanitaria, verrà proiettato il film vincitore della scorsa edizione: Meteorlar, di Gürcan Keltek.

“Un film” come si legge nella motivazione della giuria che lo scorso anno ha attribuito il primo premio “che con una materia grezza, frammentaria e orchestrata con originalità, riesce a trasportarci in un’esperienza estetica e politica di rara forza e bellezza. Il suo bianco e nero trasforma la realtà in una riflessione sulla lotta e la sopravvivenza dei viventi, uomini, animali, terra, con un finale di pura meraviglia e stupore che ci dà la vertigine del nostro essere al mondo”.

Opera prima di Gürcan Keltek (1973), il film racconta un Kurdistan sconvolto dalla repressione: tra le rovine di una guerra taciuta e rimossa, laddove la variazione di registro tra immagini di repertorio girate in prima linea, la narrazione in capitoli e l’interpretazione della scrittrice Ebru Ojen con passi scelti dal suo libro The Vaccine sembra rispondere a una necessità non solo artistica ma anche politica. Quando il potere impone l’uso della forza e la repressione delle minoranze come unico strumento dialettico, è più che mai necessario trovare un altro linguaggio per poter parlare. E nuovi occhi per tornare a vedere.

Il programma completo della terza edizione di IsReal verrà annunciato in occasione della conferenza stampa di presentazione che si terrà a Nuoro martedì 24 aprile alle ore 10 nella sede dell’ISRE di via Papandrea 6. Nella stessa giornata, alle ore 19, nell’Auditorium del Museo del Costume verrà proiettato in anteprima regionale in film di Peter Marcias, Uno sguardo sulla terra, anticipazione della terza edizione del Festival. Al termine della proiezione il direttore artistico di IsReal, Alessandro Stellino, dialogherà con l’autore.

“Un film che con una materia grezza, frammentaria e orchestrata con originalità, riesce a trasportarci in un’esperienza estetica e politica di rara forza e bellezza. Il suo bianco e nero trasforma la realtà in una riflessione sulla lotta e la sopravvivenza dei viventi, uomini, animali, terra, con un finale di pura meraviglia e stupore che ci dà la vertigine del nostro essere al mondo”.
Con questa motivazione Meteorlar di Gürcan Keltek si è aggiudicato il primo premio (3500 euro) della seconda edizione di IsReal – il Festival di cinema del reale dell’Isre di Nuoro. La giuria composta da Alessandro Comodin (regista), Manuela Buono (produttrice e distributrice) e Lorenzo Giusti (direttore del Museo MAN e dal 2018 della GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo) hanno votato all’unanimità per il film turco.
L’opera prima di Gürcan Keltek – nato a Izmir nel 1973 – racconta un Kurdistan sconvolto dalla repressione: tra le rovine di una guerra taciuta e rimossa, laddove la variazione di registro tra immagini di repertorio girate in prima linea, la narrazione in capitoli e l’interpretazione della scrittrice Ebru Ojen con passi scelti dal suo libro The Vaccine sembra rispondere a una necessità non solo artistica ma anche politica. Quando il potere impone l’uso della forza e la repressione delle minoranze come unico strumento dialettico, è più che mai necessario trovare un altro linguaggio per poter parlare. E nuovi occhi per tornare a vedere.

Il secondo premio (2000 euro) va a Spectres Are Haunting Europe di Maria Kourkouta e Niki Giannari, sugli eventi di cronaca legati ai profughi di Idomeni, con la seguente motivazione: “Inquadrature parziali di corpi e di masse, dettagli e frammenti di un’umanità sofferente, voci che chiedono dignità. Il film riporta un angolo d’Europa in preda a migliaia di occhi ciechi e orecchie sorde. Durante lo scorrere delle immagini sullo schermo, il camminare cambia di significato : sentiamo così la necessità umana dell’andare, il desiderio rabbioso di essere riconosciuti, la tragica constatazione della propria impotenza. Il film rimanda alla condizione del migrante in ogni epoca e luogo, echi orribili della storia del ‘900 e non solo. Qui si ribalta il punto di vista e si mette in discussione il nostro ruolo di spettatori e cittadini passivi, consumatori bulimici di immagini già perdute”.

Il premio della Giuria giovani va a Moo Ya di Filippo Ticozzi, “per la capacità di raccontare con sensibilità e spontaneità tanto le piccole gioie della vita quotidiana quanto le atrocità e le violenze della guerra civile; per la bellezza delle inquadrature che offrono prospettive singolari e mai scontate; per lo sguardo del regista che sa essere allo stesso tempo tradizionalmente documentaristico e orientato all’innovazione”.

“Sono molto felice del successo di questa edizione”, spiega il presidente dell’Isre Giuseppe Matteo Pirisi, “abbiamo omaggiato la settima arte con una rassegna ricca, che ha trovato un ottimo riscontro di pubblico e che ha avuto come fil rouge uno sguardo aperto sul Mediterraneo. La nostra convinzione, infatti, è quella che non si debbano costruire muri, ma erigere ponti di dialogo e di speranza”.

“Si è trattata di un’edizione di grande successo su tutti i fronti”, conclude il direttore artistico del Festival Alessandro Stellino “abbiamo scommesso su un programma ancora più ricco di quello dell’anno scorso, con venticinque film presentati nell’arco di sei giorni e una costante affluenza di pubblico anche nelle fasce mattutine e pomeridiane, raggiungendo oltre le 3000 presenze. Gli spettatori hanno risposto alla programmazione con grande passione e curiosità, trattenendosi in sala per discutere dei film con i registi e dimostrando di aver gradito l’orientamento della selezione e le scelte artistiche alla base di essa. Gli stessi autori si sono dichiarati entusiasti e sorpresi di fronte all’accoglienza riservata alle loro opere. Si tratta di un’esperienza che può solo crescere e migliorare e sono lieto di essere già stato confermato alla guida della prossima edizione, da tenersi nella primavera prossima, perché significa che il lavoro fatto fin qui è stato valido e ci mette nelle condizioni di svolgere al meglio, e da subito, quello per il 2018”.